Nel 2004 un giovane ingegnere informatico fonda Italia Automazione, società specializzata in consulenza nell’ambito della strumentazione ed automazione di impianti di processo.
Si chiama Enzo Birindelli e ha già maturato importanti esperienze prima nella divisione Pharma e successivamente nella divisione Process Plant Division di Forster Wheeler Italiana, per la quale ha svolto le funzioni di Automation Leader. Italia Automazione non è un system integrator e non è nemmeno una classica azienda del mondo della consulenza tecnica. È una rete di professionisti che si pone l’ambizioso obiettivo di rendere realtà il concetto alla base dell’automazione industriale: creare valore per l’utilizzatore. E lo fa nell’unico modo possibile, cioè puntando sull’esperienza del suo staff e sulla formazione continua. “Abbiamo iniziato offrendo il nostro supporto a diverse società di ingegneria lavorando sul design dei sistemi di automazione e di controllo di processo e facendo follow-up dei fornitori in tutte le fasi del processo di sviluppo di un impianto, prevalentemente in ambito petrolchimico e farmaceutico”, racconta Birindelli. “Col tempo in partnership con Adeodata abbiamo acquisito anche competenze nella convalida di sistemi computerizzati e affinato le conoscenze già acquisite nel design dei sistemi di controllo degli impianti in conformità alle linee guida GAMP e FDA”. Poi l’incontro con Fabrizio Boni, che proviene da esperienze maturate in strutture di ingegneria interna di importanti società farmaceutiche, tra cui Merck Sharp & Dohme, Bausch&Lomb e Patheon. “Con l’ingresso di Fabrizio le nostre competenze si ampliano: con lui infatti portiamo in azienda il punto di vista del cliente finale, il che ci ha permesso di riprendere in mano l’ingegneria e iniziare a fare consulenza come project manager per progetti importanti, con un’attenzione specifica sull’operatività quotidiana degli impianti”. Perché uno dei punti qualificanti di chi deve sviluppare un progetto di automazione è saper rispondere alle concrete esigenze di chi lavora nelle operations. “Siamo particolarmente attenti ad acquisire già in fase di design la maggior quantità possibile di informazioni sulle procedure operative e sul modo di operare dell’utente finale, così da garantire che lo sviluppo del progetto ne tenga conto e che il risultato finale porti ad un miglioramento dell’operatività di tutti i giorni”.
Standardizzazione e modularità
I risultati dei progetti sviluppati consentono a Italia Automazione di ampliare presto il proprio raggio di azione. Iniziano infatti ad arrivare richieste anche in ambito integrazione di sistemi. È il caso, per esempio, della società svizzera Micromacinazione, che ha una doppia attività: esegue lavorazioni per conto terzi nei propri impianti di micronizzazione di polveri e sviluppa mulini per il mercato. “È un progetto di cui siamo particolarmente orgogliosi: abbiamo lavorato con loro per sviluppare sistemi conformi alle GAMP che avessero una base software standardizzata, una base comune per tutte le macchine che realizzano. Ci siamo occupati di tutti gli aspetti: dallo sviluppo e test del software, alla documentazione tramite Functional Specification, Hardware Design Specification e Software Design Specification e anche di implementare i protocolli di convalida per i sistemi di controllo delle macchine”. Questo approccio che punta a coniugare standardizzazione e modularità è lo stesso adottato oggi anche con altri OEM con i quali Italia Automazione lavora: “In precedenza questi OEM avevano dei software completamente diversi sulle macchine che producevano. Creando invece uno standard modulare per il sistema di automazione e il software, facciamo in modo che ciascun modulo sia di fatto documentato e convalidato, consentendone il riutilizzo rapido e l’ottimizzazione. È un processo che richiede competenze e visione più ampie della sola automazione: non si parla di semplice standardizzazione di un software, ma di vera e propria standardizzazione della macchina e cioè anche della parte elettrica e meccanica, nonché del processo produttivo della macchina stessa. Gli OEM cercano sempre più delle realtà che li supportino in questo processo di cambiamento”. Grazie alla passione e alle competenze sviluppate, Italia Automazione può offrire oggi a clienti diversi – siano essi società di ingegneria, OEM o end user – una consulenza completa per l’automazione di macchine e impianti. E proprio perché ha a cuore l’efficienza e l’efficacia dei sistemi che realizza, Italia Automazione ha deciso di non ‘sposare’ nessuna tecnologia. “Non siamo system integrator ufficiali di nessun fornitore perché riteniamo che solo scegliendo il pacchetto tecnologico di volta in volta migliore per la specifica applicazione si lavori nell’interesse del cliente. Ci teniamo, però, ad effettuare una formazione continua e di dettaglio sui sistemi dei principali fornitori di sistema presenti sul mercato, così da conoscerli al meglio e guidare sia il cliente nella scelta migliore, sia il Fornitore nell’accuratezza dell’implementazione”.
Fog computing per Industria 4.0
In questo periodo Italia Automazione è al lavoro su alcuni interessanti progetti pilota tra gli altri con Johnson & Johnson. “A mio avviso si tratta di una delle realtà più innovative che ha ben compreso il modo migliore di sviluppare innovazione: l’approccio ‘test & learn’. Ogni volta che si presenta l’occasione di provare una tecnologia, lo fanno sul campo implementando dei progetti pilota. Se il progetto ha successo, viene poi esteso su scala globale”, spiega Birindelli. In ambito smart manufacturing per esempio, Italia Automazione è attualmente coinvolta in un progetto pilota che prevede l’utilizzo delle tecnologie di Fog Computing di Nebbiolo Technologies, un’azienda californiana fondata da un Italiano nel cui capitale ha recentemente investito anche la Kuka. Italia Automazione sta sperimentando questo sistema che ha l’ambizione di superare il tradizionale schema che vede suddivisi i diversi layer previsti dalla piramide CIM. “L’architettura che stiamo testando riunisce di fatto in un unico punto – il Fog Node – le funzioni del controllore di campo, del sistema di supervisione e di quello dedicato alle analitiche di processo: qui implementare una soluzione cloud based non avrebbe consentito di avere i tempi di risposta indispensabili per il controllo del processo, mentre una soluzione tradizionale avrebbe necessariamente separato dal campo la parte di analisi PAT che è invece il cuore di questa proposta”, spiega Birindelli. La cosa particolarmente interessante nel modello proposto è che l’utente finale sceglie in una sorta di ‘app store’ le applicazioni – macchine virtuali, soft PLC o le analytics – che gireranno sull’hardware selezionato. “Con questa architettura l’end user riesce non solo a mantenere la parte di controllo vicino al processo agendo su di esso in real-time, ma anche a tenere la parte analitica all’interno della propria rete aziendale, con benefici anche in termini di security, e senza rinunciare alla possibilità di inviare dati aggregati sul proprio private-cloud per la parte di storicizzazione e ulteriori analisi su dati eterogenei”. Secondo Birindelli, è questa la vera essenza dell’industria 4.0. “Finché si continuerà ad utilizzare il modello classico PLC o DCS centrico saremo davanti a un’automazione 3.0 evoluta. La vera innovazione sarà invece determinata proprio dall’unificazione dei diversi layer in un’infrastruttura sulla quale saranno le app a occuparsi dell’erogazione dei servizi specifici”. L’identikit dell’uomo di automazione è sempre stato tanto facile da tracciare quanto difficile da trovare. L’esempio del Fog dimostra una volta di più quanto l’evoluzione delle tecnologie renda questa figura ancora più importante. “In questo periodo vediamo fiorire soluzioni sempre più avanzate che mettono a disposizione delle aziende i loro dati e promettono di ottenere miglioramenti di produttività e un uso degli asset più efficiente. Nessuna soluzione è però in grado di sapere dove e soprattutto come inserirsi all’interno degli specifici processi dell’azienda utilizzatrice. È qui che, a mio avviso, deve venir fuori il talento dell’uomo di automazione: una figura in grado di parlare la lingua dell’elettrotecnico e quella dell’informatico, ma soprattutto in grado di leggere il modo in cui funziona un processo in tutte le sue sfaccettature. Noi partiamo dal ‘foglio bianco’ e accompagniamo l’azienda fino allo startup del sistema: ci occupiamo di design, configurazioni, follow-up del fornitore, convalida, start-up. Dopo mesi e mesi di lavoro su un progetto, nel momento dell’avviamento dell’impianto siamo lì e ci restiamo finché non siamo certi che tutto vada per il verso giusto”. !